ESCE IL 3 NOVEMBRE!

L'ultima porta
Titolo originale:
The Lazarus child
Nazione:
U.S.A.
Anno:
2004
Genere:
Drammatico
Durata:
95'
Regia:
Graham Theakston
Sito italiano:
http://www.eaglepictures.it/Extra/minisiti/ultimaporta/
Cast:
Andy Garcia, Frances O'Connor, Angela Bassett, Harry Eden, Christopher Shyer, Daniella Byrne, Jaimz Woolvett, Justin Louis, Robert Joy
Produzione:
Eagle Pictures S.p.a., Illusion Entertainment Corporation, Midsummer Films, Morgan Creek Productions, Tandem Communications
Distribuzione:
Eagle Pictures
Data di uscita:
03 Novembre 2006 (cinema)Trama:Frankie Heywood, é in coma ormai da molto tempo ed i suoi genitori stanno ormai perdendo le speranze. Oltretutto, i medici spiegano loro che Ben, il fratellino di Frankie potrebbe essere traumatizzato dal risveglio della sorella. L'ultima speranza per gli Heywood é la neurologa Elisabeth Chase...

La spina del Diavolo
Finalmente distribuito nei cinama italiani il film del 2001 diretto da Guillermo del Toro.
E' uscito nelle sale dal 30 giugno La spina del diavolo, conosciuto all'estero come El espinazo del Diablo e The Devil's Backbone. Si tratta di un film girato nel 2001 e "recuperato" per l'occasione dalla Moviemax che si ritroverà nel giorno del suo debutto italiano a "duellare" nella sale cinematografiche con altre due pellicole "di genere": Slither e Shutter.
Che cos’è un fantasma?
"Che cos'è un fantasma? Un evento tragico condannato a ripetersi ancora e ancora".
Questa la frase che, enunciata da uno dei protagonisti de La spina del diavolo, enuclea alla perfezione il senso dell’intero film, uno dei migliori nella sfolgorante carriera del regista Guillermo del Toro.
Il che non deve farvi pensare che questa pellicola riguardi esclusivamente il mondo ectoplasmico perché c’è molto di più in ballo, dai sempre difficili e intensi rapporti fra le generazioni a uno sguardo alla guerra civile spagnola passando attraverso sprazzi di bildungsroman e momenti ricchi di allegorie politiche.
Finalmente, sull’onda del successo delle ultime pellicole del maestro messicano, anche qui in Italia potremo gustarci su grande schermo una delle sue prove migliori, vero atto d’amore per il cinema (sedici anni in tutto dall’ideazione durante il college alla realizzazione!) e per la figura di suo nonno cui il regista dice di essersi ispirato durante la stesura dello script.
Il lieto fine della lunga gestazione del film accade grazie a quelle che potrebbe quasi sembrare un deus ex machina: nel 1994 il regista porta al festival di Miami la sua pellicola più recente, Cronos e, al termine della proiezione, si imbatte in un entusiasta Pedro Almodóvar che pretende di produrre la prossima pellicola di Del Toro, dando finalmente vita concreta al progetto.
Che La spina del diavolo non sia una ghost story come tante altre lo prova anche solo uno sguardo distratto alla trama…
C’era una volta un…
Ci troviamo in Spagna. Nel 1939 la Guerra Civile è ormai agli sgoccioli e la penisola vive quasi un momento di stasi, sospesa fra orrori appena passati e olocausti futuri. Carlos, 12 anni, entra nello sperduto orfanotrofio di Santa Lucia dove si troverà di fronte a una fitta rete di relazioni e intrighi. Il collegio è diretto da una antifranchista, Carmen, aiutata dal dottor Casales (che è innamorato di lei) e da Jacinto (giovane ed energico custode/tuttofare). Completano il quadro dei personaggi Conchita (la maestrina) e una frotta di bambini fra i quali si distingue il loro bellicoso leader, Jaime. Il microverso ben presto collassa su di sé: Carlos assiste spesso a terrificanti apparizioni di un bambino pallido, cadaverico che sembra voler comunicare qualcosa. Si tratta di Santi, un alunno scomparso tempo prima in circostanze misteriose e che ora torna per esigere vendetta sul suo assassino. Fra misteriose cacce al tesoro, apparizioni ectoplasmiche e scoppi di violenza Carlos passerà dall’infanzia all’adolescenza imparando molte cose sull’avidità e sulla cattiveria degli adulti.
Chi si nasconde dietro i fantasmi
In questa coproduzione spagnolo-messicana dal budget ridotto rispetto ai blockbusters di Hollywood (“solo” 4 milioni e mezzo di dollari), Del Toro ha la fortuna di incontrare alcuni professionisti di ottima levatura, a partire da un cast che include Marisa Peredes e soprattutto uno smagliante Federico Luppi che avevamo già visto nel precedente Cronos.
A coadiuvare il regista messicano nella stesura dello script incontriamo Antonio Trashorras e David Muñoz mentre alle musiche c’è quel Javier Navarrete che il Nostro tornerà a impiegare proprio in occasione dell’imminente Pan’s Labyrinth.
Altro regular della mexican band è Guillermo Navarro che ha lavorato con Del Toro in parecchie occasioni quale direttore della fotografia: Cronos, Hellboy e Pan’s Labyrinth.
Il montaggio è affidato alla plancia Avid di Luis De La Madrid, vero esperto nel tagliare e incollare il genere horror (Nameless, Faust, Darkness e L’Uomo senza sonno fra i titoli del suo curriculum) mentre parecchie compagnie amministrano trucchi, computer graphic e make-up.
Girato a Madrid, il film ha raccolto un buon numero di nomination e premi in giro per i festival del fantastico di mezzo mondo.
Lo spettro della guerra
L’anomala collocazione spazio temporale di questa pellicola ci offre la sponda per una brevissima, incompleta, arbitraria e faziosa rassegna di alcune pellicole che hanno provato, negli ultimi tempi a intrecciare due generi apparentemente distanti come il war movie e la ghost story.
Fantasmi e guerra hanno una tradizione comune che scava indietro molto lontano nel passato, a partire da alcune mitologie quali quella greca o quella nordica che concepiscono intere prati dell’aldilà come enormi campi di battaglia dove i guerrieri morti continuano a replicare gesta eroiche.
Più di recente, a prescindere da una moltitudine di episodi letterari (da An Occurrence at Owl Creek Bridge di Ambrose Bierce fino a i vari Peter Straub o F. Paul Wilson nei quali il fantasma sfuma in altre creature), abbiamo assistito a un vero e proprio ritorno per questo ibrido e citiamo nel ristretto spazio concessoci quattro titoli di questi ultimi anni che possono rappresentare l’ideale partenza per chiunque intenda esplorare più a fondo il genere:
Deathwatch (2002, Michael J. Bassett, colore, 94 min.)
Coproduzione Franco/anglo/tedesco/italiana per questa anomala pellicola ambientata durante la prima guerra mondiale, con trincee possedute da forze maligne e un gruppo di soldati inglesi assediato da demoni e fantasmi.
R-Point (2004, Su-chang Kong, colore, 107 min.)
Sud Corea. Un gruppo di soldati viene inviato a investigare su alcuni strani segnali radio e provenienti da un plotone ormai morto. Gli sventurati si troveranno intrappolati in una strana zona dove agiscono forze soprannaturali che presto cominceranno a decimarli…
Dead Birds (2004, Alex Turner, colore, 91 min.)
Durante la guerra civile americana un gruppo di banditi (ex confederati) rapina una banca e, cercando rifugio da una tempesta, finisce in una casa abbandonata. I nostri scopriranno ben presto che la magione è infestata da tremende entità soprannaturali.
The Bunker (2001, Rob Green, colore, 95 min.)
Co produzione anglo-statunitense per questa fiacca pellicola con sette soldati tedeschi che, durante la seconda guerra mondiale, cercano rifugio dal nemico scappando attraverso i cunicoli di un tunnel, salvo imbattersi in forze ben più pericolose e soprannaturali.
Below (2002, David Twohy, colore, 105 min.)
Al prezzo di un biglietto ottenete parecchie cosine gustose: sottomarini durante la seconda guerra mondiale, sceneggiatura di Aronofsky, fantasmi in ambiente claustrofobico e recitazioni solide da parte di gran parte del cast. Film sottovalutato e da riscoprire nella maniera più assoluta.
Il bardo della mutazione
“Quando intuisci che c’è qualcosa là fuori, ma quel qualcosa è al di là del mondo fisico, allora rimangono la religione o l’arte come unici metodi per raggiungerlo”.
Proprio questa frase, dello stesso Guillermo del Toro, fornisce la chiave di lettura principale per la sua produzione artistica. Nato nel 1964 a Guadalajara, il giovane Guillermo si forma su alcuni classici del cinema sviluppando una precoce ossessione per il genere macabro (Mario Bava e George Romero fra le sue principali influenze). Attivo in vari campi, dall’organizzazione di festival del cinema e compagnie cinematografiche fino alla realizzazione del make up in alcuni progetti ben presto del Toro passa alla regia per alcuni telefilm arrivando infine al suo esordio cinematografico, Cronos (1992).
Mischiando atmosfere torbide e surreali a strani complotti per il possesso di uno scarabeo dorato, un meccanismo del quattordicesimo secolo che dovrebbe garantire la vita eterna, il regista mette in atto una delle migliori rappresentazioni contemporanee della figura del vampiro che, privato di ogni alone letterario e intellettuale viene ridotto al nudo concetto di parassita.
Il film assicura una certa esposizione al regista (premio della critica a Cannes) e gli permette di realizzare il seguente Mimic (1997) con un budget adeguato all’interno degli studios Hollywoodiani. Se da un lato l’esperienza ne accresce l’abilità e il mestiere d’altro canto del Toro torna in Messico frustrato dagli inevitabili compromessi che si è costretti a fare con le major. Rimane il ricordo di una pellicola altalenante fra momenti di sicuro impatto (gli interni, la creatura insetto-mutante) e passaggi a vuoto noiosi e inconcludenti.
Il progetto seguente, realizzato su produzione dei fratelli Almodóvar e girato in Spagna, è proprio il memorabile The Devil’s Backbone (2001) che miscela la ghost story a una (superficiale) lettura degli ultimi anni di guerra civile. Girato con attenzione ossessiva per la fotografia e ricco di momenti ad alta tensione il film consacra definitivamente il talento messicano presso la critica, pur non ottenendo una completa diffusione mondiale, particole cui finalmente si rimedia, ad anni di distanza.
Forte di questa esperienza e conscio di cosa può aspettarsi nel lavorare a Hollywood il regista torna negli Stati Uniti per portare sullo schermo il seguito delle gesta del cacciatore di vampiri in Blade 2 (2002) con risultati infinitamente migliori al primo episodio e ponendo grande attenzione nei confronti della natura ambigua del personaggio e, in fondo, anche di quella degli antagonisti. Il film riscuote grande successo mondiale garantendo a del Toro la realizzazione di Hellboy.
Per quanto riguarda i futuri progetti si parla di una imminente versione cinematografia del celebre At the mountain of madness, racconto lungo (o romanzo breve) di H.P. Lovecraft, passando attraverso l’ormai completato El Laberinto del Fauno (Pan's Labyrinth) fino al seguito di Hellboy e alla versione per grande schermo del noto videogioco Halo.
Quando possibile ama collaborare con il direttore della fotografia Guillermo Navarro che condivide con lui un certo fascino per atmosfere morbose e torbide e sa filmare con rara efficacia gli ambienti sotterranei e gli interni metropolitani così amati dal regista. Del Toro mette a frutto la sua passata esperienza nel campo del make up preferendo, quando possibile, rivolgersi ad una soluzione di artigianato umano piuttosto che alla computer graphic. Allevato con una forte educazione cattolica il regista non esita a trasporre questa influenza nei film che gira e, guardando ai titoli della sua cinematografia è facile evidenziare una serie di simbologie più o meno fisse che spaziano dagli insetti alle reliquie religiose, dai liquidi alle malformazioni/mutazioni del corpo fino ai già menzionati ambienti sotterranei.
In possesso di un’ottima cultura cinematografica e con un passato da critico, Guillermo è uno dei pochi registi viventi ad ammettere che, pur amando qualsiasi tipo di film, non ha mai desiderato girare altro genere che quello orrorifico!


The Eye Infinity
| Titolo originale: | Gin gwai 10 |
| Nazione: | Hong Kong |
| Anno: | 2005 |
| Genere: | Horror, Thriller |
| Durata: | |
| Regia: | Oxide Pang Chun, Danny Pang |
| Sito ufficiale: | |
| Cast: | Bo-lin Chen, Yu Gu, Bongkoj Khongmalai, Isabella Leung, Ray MacDonald, Kate Yeung |
| Produzione: | Applause Pictures Limited |
| Distribuzione: | Eagle Pictures |
| Data di uscita: | 21 Luglio 2006 (cinema) |
Trama:
Ted, suo cugino May, April ed il suo ragazzo Kofei, fanno una vacanza in Thailandia per far visita al loro compagno Chongkwai. Quando questi mostra loro un libro che parla dei dieci modi per vedere un fantasma, il gioco comincia...
RECENSIONE
…Alcuni credono che il nostro mondo sia uno dei tanti; che la nostra esistenza sia solo un’intersezione fra innumerevoli dimensioni, fra la realtà che conosciamo e l’ignoto. Nel corso della nostra esistenza la maggior parte di noi resta all’oscuro della verità, mentre alcuni farebbero di tutto pur di arrivare a conoscere il mistero della vita…
È in arrivo nelle sale italiane il prossimo 21 luglio l’ultimo episodio della trilogia degli ormai celebri Fratelli Pang, The Eye Infinity (conosciuto anche come The Eye 3 o The Eye 10). I due giovani registi thailandesi puntano nuovamente sul tema già affrontato nei due episodi della serie The Eye, ovvero quello dell'interazione tra umani e fantasmi.
Il terzo episodio della serie getta uno sguardo nell’imperscrutabile mondo delle ombre, nel quale albergano gli spiriti di chi non ha ancora del tutto abbandonato la propria dimensione terrena. Questa volta, a differenza del primo e ottimo lavoro e del successivo quanto deludente sequel The Eye 2, alcuni ragazzi pronti a vivere nuove esperienze e interessati allo spiritismo decidono di praticare un antico rito che consentirà loro l’evocazione degli spettri. Tale rito, che permette di superare il confine del mondo fisico conosciuto, è quello dell’Otto, la cui origine risulta peraltro sconosciuta.
Secondo quanto da loro appreso dalla consultazione di un antico manoscritto contenente il rito, esisterebbero diverse modalità per entrare in contatto con le anime dei defunti. Inoltre, una volta effettuato l’accesso, bisognerebbe rispettare tutta una serie di regole per poter entrare in contatto con gli spiriti. Regole che vigono solamente all’interno di questa dimensione ultraterrena e che, se ignorate, potrebbero decretare il non ritorno nel regno dei vivi.
Tra le regole indicate nel manoscritto, che dovranno essere seguite con estrema cautela, figurano:
IL RISVEGLIO DEGLI SPIRITI
Gli spiriti che popolano l’abitazione nella quale i protagonisti del film praticheranno il rito dell’Otto, riposano – secondo l’inventiva degli sceneggiatori – all’interno di semplici tazze. Tali spiriti, inoltre, non gradirebbero particolarmente la compagnia.
Non tutte le tazze della casa contengono degli spiriti; qualora, invece, ne contengano uno, per risvegliarlo è necessario rovesciarla, disponendola in seguito al contrario per impedire che il fantasma vi faccia ritorno.
I fantasmi percepiscono l’aura vitale di chi ha toccato la tazza, che può adesso entrare in contatto con lo spirito interrogandolo circa il proprio futuro.
Non è in ogni caso possibile impedirgli di rifugiarsi nuovamente all’interno della tazza da questo occupata, nonostante quest’ultima sia stata precedentemente rovesciata. L’unico modo è quello di rompere tutte le tazze, conservandone una soltanto. Così facendo sarà possibile vedere gli spiriti combattere tra loro per assicurarsi una nuova dimora.
EVOCAZIONE ATTRAVERSO IL CIBO
Gli spiriti di chi, invece, è morto in modo accidentale appaiono confusi.
Potrebbero rendersi conto di non essere più in vita nonostante non siano ancora consapevoli di essere già morti. Per visualizzare questi spiriti bisognerà portare loro del cibo nel luogo in cui è avvenuto l’incidente in cui hanno perso la vita, quindi sbattere un utensile sul contenitore provocando molto rumore.
Il rumore farà venire in mente agli spiriti l’attività del nutrirsi e quindi saranno esortati a unirsi alla cena. Non bisogna smettete di richiamarli per mezzo del rumore finché tutto il cibo non sarà finito.
EVOCAZIONE ATTRAVERSO IL GIOCO
Un altro modo per entrare in contatto con gli spiriti è quello di sfidarli nel gioco.
Proprio così: il gioco che i fantasmi prediligono è il nascondino.
In questo modo sarà possibile attirare l’attenzione di uno di essi, il quale una volta entrato in contatto con un giocatore potrà aiutarlo nel gioco rendendolo invisibile agli altri. Unica condizione: è assolutamente necessario indossare un orologio durante il gioco.
OSSERVARE LE ANIME DEI MORTI
Per guardare negli occhi i morti occorre procurarsi il terreno in cui sono stati sepolti. La terra assorbe ciò che resta dell’umanità di chi è appena morto.
Imbrattatevi gli occhi con della terra e potrete vedere quello che loro stessi vedono. State attenti a non fare ciò in un luogo infestato dai fantasmi perché non solo vi prenderebbero per uno di loro, ma in quel caso provano molto gusto ad infastidire i nuovi spiriti. Avvertenza: occorre stare lontani dalla luce accecante.
CONFINE TRA LE DIMENSIONI PARALLELE
Se non ricordate come siete giunti in questo mondo, sappiate di essere passati per le gambe di vostra madre. Potete piegarvi per osservare questo percorso al contrario, e vedere così il traffico oltremondano. Guardate attentamente, ma fermatevi quando vi rendete conto di aver attratto l’attenzione di qualche passante, potreste essere scambiati per un feto al contrario che invita a una reincarnazione.
Avvertenza: le donne incinte non possono praticare ciò.
COMUNICAZIONE CON I DEFUNTI
Se alcune porte, durante la vostra caccia, non dovessero più aprirsi, allora qualcuno deve averle usate eccessivamente.
Come i medium, anche coloro che si trovano nell’aldilà hanno dei mezzi per comunicare con noi. Queste porte chiuse sono dei passaggi verso un’altra dimensione e assomigliano a comuni cassette per la posta: quando cercherete un contatto sicuramente qualche spirito v’invierà dei messaggi.
Avvertenza: occorre, in questo caso, mantenere il massimo silenzio.
EVOCAZIONE DEL PIANTO NELLA NOTTE
I fantasmi senza casa sono le anime più tristi; sicuramente vorrebbero piangere ma le loro lacrime sono asciutte. Nel cuore della notte, in mezzo alla strada, se fate uscire una lacrima vi terrorizzeranno. Questi vagabondi sono per lo più anime suicide.
Non hanno dimora e sono intrappolati nel tempo e luogo del loro ultimo giorno di vita, condannati a ripetere in eterno l’atto del loro suicidio.
Sono talmente soffocati dal dolore e dalla malinconia che sinceramente desiderano che nessuno commetta il loro errore. Il più lieve accenno di tristezza è sufficiente a renderli nervosi e sicuramente vi metteranno in guardia contro il suicidio nella maniera più macabra possibile. Avvertenza: questa pratica non è adatta a chi piange per paura.
EVOCAZIONE ATTRAVERSO FALSO FUNERALE
Indossate il vostro abito migliore prima che venga la vostra ora, trattenete il respiro e il gioco è fatto. Per anticipare il vostro arrivo nell’altro mondo, simulate il vostro funerale prendendo in prestito la bara di un morto in attesa del suo funerale. Ricordate di portare molte monete con voi perché ogni passaggio vi costerà molto.
Avvertenza: non eccedete con il vostro credito.
I Fratelli Pang, registi
Nato nel 1965 a Hong Kong, Oxide Pang si è affermato all’inizio degli anni ’90 come uno dei migliori tecnici del colore in Asia. La sua esperienza lo ha portato al rinomato Kantana Film Lab in Tailandia dove ha anche iniziato a dirigere spot pubblicitari. In seguito al successo ottenuto con il suo lungometraggio d’esordio dal titolo Who's running? (1997), Oxide si è unito a suo fratello Danny Pang per dirigere Bangkok Dangerous nel 1999. Questo elegante gangster thriller è immediatamente diventato un successo di botteghino conquistando anche la critica estera. A parte i numerosi premi vinti conferiti dalla Thai Academy (come Miglior Film, Miglior Regista, Migliore Attore e Miglior Montaggio), Bangkok Dangerous ha inoltre vinto il Fipresci Foreign Press Award del Toronto International Film Festival 2000.
Prima del successo di Bangkok Dangerous, Danny (il fratello gemello di Oxide) era più noto per il suo talento di montatore negli spot pubblicitari nonché nei film a soggetto. È stato premiato per il montaggio di Who's running? (1997), ma il grande successo è arrivato con Stormrider (1998), che gli ha meritato un premio per il Miglior Montaggio da parte della Hong Kong Academy. Ha esordito nella regia con Bangkok Dangerous, di cui ha curato anche il montaggio.
Filmografia
The Messengers (2007) (attualmente in post-produzione)
Re-cycle (2006)
The Eye Infinity (2005)
The Eye II (2004)
Ab-normal Beauty (2004) (solo Oxide Pang)
Leave Me Alone (2004) (solo Danny Pang)
The Tesseract (2003) (solo Oxide Pang)
Nothing to Lose (2002) (solo Danny Pang)
The Eye (2002)
One Take Only (2001) (solo Oxide Pang)
Bangkok Haunted (2001) (solo Oxide Pang)
Bangkok Dangerous (1999)
Who's running? (1997)


Silent Hill
| Titolo originale: | Silent Hill |
| Nazione: | Francia, U.S.A., Giappone |
| Anno: | 2006 |
| Genere: | Horror, Thriller |
| Durata: | 120' |
| Regia: | Christophe Gans |
| Sito ufficiale: | www.silenthill-lefilm.com |
| Cast: | Radha Mitchell, Laurie Holden, Sean Bean, Deborah Kara Unger, Tanya Allen, Christopher Britton, Kim Coates |
| Produzione: | Davis-Films, Silent Hill DCP Inc., TriStar Pictures, Konami Corporation Ltd. |
| Distribuzione: | Eagle Pictures |
| Data di uscita: | 07 Luglio 2006 (cinema) |
Trama:
Rose, é la madre di una ragazza che sta per morire a causa di una terribile malattia. Disperata e decisa a far di tutto per salvare la figlia, Rose, fugge contro il volere del marito, alla ricerca di un guaritore, ma, durante il tragitto, arriva in una tetra cittadina chiamata Silent Hill, abitata da strane creature. Sharon, la figlia di Rose, sparisce improvvisamente lasciando la madre nello sconforto ed alla sua ricerca...
Silent Hill - recensione
Sharon è una bambina colpita da una malattia misteriosa, forse di origine psichica. Soffre di sonnambulismo e durante i suoi angoscianti stati di dormiveglia nomina spesso un luogo dal nome evocativo: "Silent Hill". Di fronte alla prospettiva di ricoverare la figlia in un ospedale psichiatrico Rose, la madre di Sharon, decide di recarsi nel luogo misterioso alla ricerca di indizi che possano allontanare o dare una spiegazione al male che attanaglia la piccola.
Chi ha giocato all'omonima serie per playstation e in particolare ai primissimi episodi proverà un piccolo brivido fin dall'inizio nel sentire accennare la mitica colonna sonora che accompagnava il videogame della Konami. Rispetto alla vicenda nota ai gamers più incalliti è stata inserita una storia parallela. In effetti Silent Hill è una città che esiste su due piani paralleli distinti, il piano della Silent Hill semplice città fantasma, in cui si muove il marito di Rose, Cristopher, e la Silent Hill come luogo da incubo. Le atmosfere del gioco sono rese in modo meticoloso e ricreano in maniera molto efficace gli ambienti claustrofobici e inquietanti di luoghi che mescolano familiare e spettrale, evocando in questo modo paure ancestrali. Scuole, ospedali, alberghi, vie: luoghi del quotidiano spaventosi se immaginati deserti e disabitati.
Ovviamente sono presenti anche le orride creature che popolano la città maledetta, i cui movimenti innaturali e disturbanti sono resi da ballerini professionisti. Chi ha passato notti al buio, osservano con ansia l'orrore fuoriuscire dallo schermo, e allo stesso tempo ascoltando con timore i suoni d'assestamento della propria casa proverà sicuramente più di qualche brivido.
E chi invece non conosce per niente il gioco e va in cerca di un po' di cinema, pur se di genere? Di certo non potrà lamentarsi dal punto di vista visuale. Purché abbia una passione sfegatata per sequenze impressionanti che si rincorrono senza soluzione di continuità fino all'apoteosi di un finale più splatter che mai.
Dal punto di vista narrativo e dell'intrattenimento la questione è però molto diversa. La trama è pressoché inesistente, l'unico filo conduttore è la ricerca di Sharon da parte della madre, che va da un luogo da incubo ad un altro seguendo indizi che non spiegano molto, ma danno solo l'input per una nuova ricerca, un nuovo viaggio. Finché la spiegazione della natura di Silent Hill non viene praticamente "regalata" a Rose, e fatta quasi cadere dall'alto (o meglio: dal basso). E questo passaggio di location in location per uno spettatore casuale può risultare a tratti pesante dipanandosi lungo due lunghissime ore. In complesso Silent Hill è realizzato con cura, ma forse diretto ad un pubblico molto specifico.
La frase: "Il fuoco annerisce, non purifica".
